Impastare i suoni
Questo articolo di Arianna Sedioli è tratto dal numero 136 di Musica Domani.
John Cage era uno straordinario sperimentatore di suoni. È stato compositore, musicista, artista visuale, scrittore e poeta. Ci ha insegnato che la musica è l’insieme delle sonorità che ci circondano, che ci avvolgono nella nostra quotidianità. In uno dei suoi scritti racconta del suo piacere ad abbandonarsi all’esperienza naturale di ascoltare suoni che semplicemente accadono e afferma che «non c’è niente di più meraviglioso!» Negli anni Trenta compone le sue prime opere per percussioni, in cui impiega, accanto agli strumenti dell’orchestra, tazzine, cerchioni e barattoli.
Fra le sue invenzioni il pianoforte preparato, nel quale inserisce, fra le corde, gomme, viti, carta e spessori per ottenere sonorità inusuali, modificandone e ampliandone le caratteristiche timbriche. Possiamo dire che Cage, come un mago, ridisegna lo strumento, trasformandolo in una nuova meccanica che sprigiona colori sonori sorprendenti, che spiazzano ogni volta l’ascoltatore, e forse anche l’esecutore. La sua “trovata” ci fa riconsiderare il concetto di strumento musicale, non più oggetto statico e concluso ma oggetto vivo e plasmabile, capace di stimolare sempre nuove azioni e invenzioni fantasiose. Credo che il pensiero divergente di questo artista, se collocato in una dimensione educativa, contenga molteplici e fruttuosi stimoli per la creatività sonora ed estetica infantile.
Con i bambini possiamo intraprendere percorsi sperimentali partendo dall’esplorazione degli strumenti musicali, per giungere alla progettazione di marchingegni che ne modificano la stessa fisionomia, con lo scopo di ottenere effetti imprevedibili, a volte persino divertenti e buffi. Ad esempio, si può mettere un vestito nuovo a una chitarra.
Ci procuriamo un campanellino e lo agganciamo con cura a una corda: pizzicando si mescoleranno vibrazioni e tintinnii. Possiamo usare anche più campanelli, di misure e forme diverse, per scoprire miscugli sempre interessanti. Se utilizziamo catenine e piccoli fogli di alluminio possiamo ottenere altri impasti. E ancora, inserendo fra le corde pezzetti di stoffa e spugna, le sonorità diventeranno ovattate, fino a scomparire stoppandosi completamente.
Le combinazioni possono continuare con carta oleata, fili di cotone e di lana, fettucce, piccoli grappoli di perline e di bottoni, foglie, rametti e con altri materiali che i bambini cercheranno nella sezione o a casa. La cordiera si usa quindi come un particolare telaio con cui tessere frammenti sonanti che lasciano tracce variegate: sfarfallii tenui e delicati, cascate crepitanti, raschiate aspre e dure, silenzi morbidi ecc. La chitarra può essere fotografata o ritratta nelle sue varie “pose sonore”, e le immagini di questo personaggio trasformista, accompagnate da rime e da storie inventate dai bambini, possono diventare una straordinaria galleria da esporre negli spazi della scuola o essere raccolte in un libro.
Il nostro gioco prosegue: questa volta i protagonisti sono i triangoli. Li appendiamo a un filo teso da una parete all’altra di una stanza e usiamo battenti e cucchiaini per percuotere: possiamo ascoltare sonorità chiare e squillanti. Ma se agganciamo agli strumenti delle mollette da bucato si creeranno vibrazioni completamente diverse: meno intense, più corte, più cupe. Se offriamo ai bambini un’installazione di triangoli, sia liberi che preparati, essi avranno a disposizione timbriche contrastanti, da utilizzare per composizioni musicali dagli effetti chiaro/scuro.
La stessa attività può essere organizzata all’aperto: raccontiamo che dal filo pendono panni speciali, congelati dal freddo in una notte d’inverno, e iniziamo a “lavorare” con le mollette questo bucato sonoro. Si possono ricercare altre varianti: usando adesivi ed elastici di diverso tipo da avvolgere intorno al metallo per smorzare le sonorità, infilandovi degli anelli da tenda o agganciando una pioggia di piccole chiavi che tremolano a ogni tocco.
Anche un tamburo può trasformarsi in un’affascinante tavolozza sonora, se lo combiniamo con alcuni ritagli di stoffa. Appoggiamo alla sua pelle pezzi di seta leggerissima, di pile soffice, di tulle trasparente, e percuotiamo: ascolteremo tantissime sfumature. Se ci procuriamo più tamburi e altri tipi di tessuto le scoperte si moltiplicano, dando vita a un girotondo di ripetizioni, alternanze, contrasti.
Plasmare la timbrica degli strumenti attraverso mescolanze sonore crea suggestioni di grande fascino, facendo scattare, inevitabilmente, altre curiosità: come si può intervenire su una pentola, su un colapasta, su un termosifone, sulla ringhiera di un cancello?
Si può preparare l’intera sezione e trasformarla in uno spazio magico, escogitando tanti modi possibili per dare una nuova voce agli arredi, alle finestre, alle porte, al pavimento? E in giardino, perché non ornare di suono le altalene, le biciclette, i tricicli! E se costruissimo tante girandole da attaccare ai rami di un albero? La musica delle sue chiome al vento si impasterebbe con quella vorticosa e spumeggiante delle ruotine di carta.
Quando le provocazioni e le trasgressioni di un artista si incontrano con le intuizioni e le sensibilità dei bambini e degli adulti che li accompagnano, possono nascere esperienze straordinariamente poetiche.
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