Toccare, vedere, ascoltare la voce
Questo articolo di Arianna Sedioli è tratto dal numero 133 di Musica Domani.
La voce è uno strumento estremamente duttile e capace di trasformazioni creative, ma è soprattutto l'oggetto sonoro intimo per eccellenza, in quanto rivelatore della personalità, delle emozioni, delle nostre relazioni con gli altri: di questo i bambini, fin da piccoli, hanno istintivamente coscienza. Però quando l'adulto li coinvolge in attività vocali, quasi sempre la ricchezza delle loro produzioni istintive scompare.
Un modo per evitare questo, aiutandoli a tirar fuori il coraggio di esibire la propria voce, può consistere nell'utilizzo di modificatori, veri e propri dispositivi per giocare a deformare i propri gesti vocali. Si può, ad esempio, mettere a disposizione dei bambini un microfono con il quale dilatare, amplificare ed espandere le sonorità prodotte, fino a catturare gli effetti più leggeri e delicati come un soffio, un respiro, un sibilo. Il microfono inoltre, isolando il suono dall'atto della produzione, lo trasforma in un oggetto esterno, che il bambino può contemplare e modificare, riscoprendo in tal modo azioni vocali note e familiari come tossire, sbuffare, deglutire, gridare, ridere.
Il gioco vocale può partire anche dalla proposta di tubi e contenitori di diversi materiali e grandezze, da portare alla bocca come straordinari megafoni, facendoli pendere dal soffitto della sezione attraverso cordicelle e fili di bava da pesca, e avendo cura di variarne l'altezza a seconda della statura dei bambini e delle diverse soluzioni di utilizzo (in piedi, seduti, a gattoni, in ginocchio).
I bambini, sorpresi da questi speciali giocattoli volanti, li osserveranno, li toccheranno, li dondoleranno fino a scoprirne l'utilizzo musicale per improvvisazioni e sperimentazioni sempre più ricche e complesse. Si potranno ascoltare rincorrersi di glissati, risate a singhiozzo, frammenti cantati, piccole grida, urli, parole ritmate, tiritere ed effetti imitativi come il miagolio del gatto, la voce stridula della strega, l'ululato del lupo. Queste produzioni, spontanee e aleatorie, se documentate attraverso la registrazione audio o video, potranno costituire materiale prezioso per successivi giochi di ascolto, oltre a facilitare il lavoro di osservazione e ricerca da parte dell'adulto-educatore.
La voce si può portare anche “a spasso”! Preparando dei tubi di gomma di varie lunghezze e inserendovi alle estremità degli imbuti, possiamo invitare i bambini a giocare “al telefono” passandosi la voce a coppie o a piccoli gruppi (in questo caso gli imbuti dovranno essere sufficientemente grandi), comunicando anche da una stanza all'altra. Le sonorità veloci e invisibili corrono lungo i tubi: a volte sorprenderanno con la loro magia i piccoli ascoltatori che cercheranno di acchiapparle con gli occhi e persino con le mani! Con un tubo lunghissimo si potrà persino dialogare dalla sezione alla cucina, al bagno, al giardino. O anche, procurandoci uno scatolone robusto o una cassa di legno e collocando al suo interno alcuni tubi che fuoriescono da fori praticati sulle pareti (anche in questo caso possono essere inseriti alle estremità degli imbuti), possiamo creare uno speciale arredo sonoro per chiacchierate divertenti e misteriose.
Ma il gioco acquista una dimensione veramente magica utilizzando quella straordinaria invenzione che è il fonovisore, un apparecchio di facile realizzazione che permette di vedere le onde sonore prodotte dalla propria voce. Portandolo alla bocca e provando a emettere diversi effetti sonori e cantati, i bambini vedono i loro suoni disegnarsi sulla parete, sul soffitto, sul pavimento, in una sorta di partitura simultanea che li stimola all'esplorazione, perché a ogni minimo cambiamento di altezza, timbro, intensità, modalità di emissione, corrisponde un cambiamento visivo. Il gioco va sicuramente organizzato per piccoli gruppi, lasciando grande spazio alle proposte individuali. Il fonovisore si può costruire con materiali semplici e di recupero utilizzando un barattolo, un palloncino, due o tre frammenti di specchio e un po' di colla; funziona per effetto della luce solare riflessa ma si possono usare anche fonti luminose artificiali come torce e proiettori per diapositive. (Per ulteriori dettagli cfr. L'officina della scienza, 1994, Editoriale Scienza, Trieste, pp. 50-51).
La ricerca vocale dei bambini non va comunque concepita unicamente come gioco con gli oggetti, ma considerata come strumento di scoperta dello spazio nelle sue varie componenti, e della possibilità di utilizzarlo come particolare cassa di risonanza. Quando i bambini si rifugiano in “nicchie d'ascolto” possono entrare in contatto intimo con il proprio respiro e con le proprie invenzioni vocali amplificate: alcuni angoli della sezione e del giardino, ad esempio, o alcuni arredi e strutture-gioco possono consentire l'immersione nel piacere delle vibrazioni sonore. Altre volte l'esplorazione dello spazio può dar luogo alla scoperta di giochi divertenti da condividere con gli altri: per esempio, far rimbombare la voce dentro le grondaie o attraverso altre cavità, come tombini e sottoscala.
L'adulto può partire dall'osservazione di questi comportamenti per valorizzare e progettare spazi adeguati e stimolanti per l'invenzione vocale e per l'ascolto. I bambini, attraverso le loro trovate spontanee, a volte grezze e rumorose, comunicano, inventano, apprendono, esprimono; l'adulto deve saper osservare, accogliere, condividere e apprezzare la loro libertà vocale.
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