II dottore dei suoni
Questo articolo di Arianna Sedioli è tratto dal numero 129 di Musica Domani.
Anche il gioco del dottore, in cui i bambini amano prendersi cura di pazienti bambole e orsacchiotti, può essere ripensato in chiave musicale, come occasione di scoperta e di rielaborazione delle sue componenti sonore, spesso soltanto 'vere per finta".
Dall'osservazione dei bambini impegnati a simulare e ascoltare colpi di tosse, starnuti, respiro e battito cardiaco dei loro pazienti immaginari, aiutandosi a volte con strumenti-giocattolo come lo stetoscopio, è nata l'idea di progettare un percorso di esplorazione sonora che rendesse non solo possibile, ma anche coinvolgente e intimo, visitare le textures sonore degli oggetti e dei materiali presenti nell'ambiente, di solito silenziosi, ma facilmente trasformabili in oggetti sonori tanto misteriosi quanto interessanti.
Ho chiamato questa situazione di gioco "il dottore dei suoni", per sottolineare il legame con il gioco di finzione a cui ho fatto riferimento, in cui si crea una situazione di ascolto attivo attorno a un oggetto magico, lo stetoscopio, che consente di ascoltare anche ciò che non si sente.
Offrire ai bambini la possibilità di fare esperienze con un vero stetoscopio medico rende possibile l'ascolto delle vibrazioni del cartone ondulato, della carta velina, della carta vetrata, delle stoffe di varie fogge, che li mette a contatto con la concretezza della materia sonora, trasformata in traccia acustica forse poco musicale ma concretamente sonora e riconoscibile nelle sue molte qualità.
Per giocare al dottore dei suoni è necessario però organizzare i bambini a piccoli gruppi e individuare uno spazio che garantisca condizioni di comfort acustico di base in cui sia facile ascoltare anche i suoni più lievi, e individuare una serie di materiali e di superfici diverse da esplorare individualmente attraverso le mani e le orecchie. Si possono proporre ai bambini pezzetti di stoffa, di plastiche da imballaggio, di carta e cartone e di fettuccia, mobili o attaccati a parete come speciali quadri d'ascolto, ma si possono esplorare anche pavimenti, finestre, armadietti, tavoli, tappeti, specchi.
In questa organizzazione di gioco lo stetoscopio è davvero l'oggetto magico che consente di mettere in contatto diretto il corpo con gli oggetti esplorati: strofinandolo sulle diverse superfici i bambini scoprono sonorità granulose, soffici, lisce, ondulate, appuntite, spesso in contrasto con l'idea che gli occhi e le mani si sono fatta. Vale dunque la pena di procurarsi uno strumento professionale (magari prestato da un pediatra collaboratore), al quale sarà utile affiancare molti altri stetoscopio-giocattolo di fabbricazione artigianale, facilmente realizzabili utilizzando un tubicino di gomma con inseriti alle estremità due rivetti di metallo acquistabili in ferramenta.
Così come si visitano i materiali messi a disposizione nello spazio interno, si possono scoprire anche insolite forme sonore della natura quando si compiono uscite mirate, curiosando in giardino con lo stetoscopio come compagno di gioco che consente di catturare le voci dell'erba, delle cortecce, delle foglie, dei fiori.
È molto importante che l'adulto che accompagna i bambini in questo percorso riesca a osservare in che modo l'ascolto guida i loro gesti e diventa elemento organizzatore dell'azione compiuta sui materiali, che via via risulta sempre più finalizzata a seguire la scia sonora creata dal movimento. Spesso, durante queste esplorazioni sonore, i bambini si fermano assorti, forse per ricreare uno spazio vuoto, il silenzio, sul quale poter riprendere poi a disegnare suoni, con piccoli movimenti della mano, a catturare le sensazioni uditive. È allora opportuno che l'adulto che accetta di giocare con loro, provi a farsi guidare dai loro sguardi, cercando di indovinare le emozioni che stanno dietro ai loro occhi, i desideri che guidano i loro movimenti, alternando l'ascolto attraverso lo stetoscopio professionale a quello più artigianale, per confrontare le differenti percezioni sonore.
Per condividere le scoperte e facilitare la loro memoria, si potrà giocare a imitare con la voce i suoni che si sentono (tr tr, bz bz, dii dii dii), o anche utilizzare un microfono, strisciandolo sulle superfici e facendolo diventare una lente di ingrandimento uditivo che riesce ad amplificare e a dilatare i suoni, per focalizzare l'attenzione dei bambini sulla dimensione sonora dell'azione.
Come ha sottolineato Delalande, l'utilizzo di un microfono consente infatti di separare il suono dall'atto che lo produce, trasformandolo in un oggetto esterno che il bambino può contemplare fino alla voglia di modificarlo e che, nel nostro caso, potrà diventare il modello di riferimento da confrontare con le ulteriori scoperte sonore che il gioco del dottore dei suoni permetterà di realizzare.
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